Leggere Lolita a Teheran – Reading Lolita in Tehran

Titolo originale (ingl): Reading Lolita in Tehran – a memoir in books
Titolo italiano: Leggere Lolita a Teheran
Autrice: Azar Nafisi
Traduttore italiano: Roberto Serrai
Voto: 5/5
Anno di pubblicazione: 2003
Numero di pagine: 379 (Edizione Adelphi)

Leggere Lolita a Teheran. Il libro si presenta come un racconto autobiografico, in cui la scrittrice descrive alcune sue esperienze di vita durante la rivoluzione iraniana (1978-1981) e nella Repubblica Islamica dell’Iran fino alla sua partenza per gli Stati Uniti. Azar Nafisi decide di interrompere l’insegnamento di letteratura all’università di Teheran, a causa delle continue pressioni del governo iraniano riguardo i contenuti delle lezioni ed in generale la sua vita di donna. Tuttavia non abbandona totalmente l’insegnamento, e decide di indire un seminario da tenersi ogni giovedì mattina presso la sua abitazione. Partecipano al seminario le sette migliori studentesse dell’autrice. Durante questo seminario vengono discussi quattro autori in particolare, che scandiscono anche la divisione in capitoli: Nabokov, Fitzgerald, James e Austen. Attraverso questi quattro autori, Nafisi e le sue allieve si cimentano in una riflessione sulla società in cui vivono, sulla loro emancipazione e sul ruolo della letteratura. Con il passare del tempo, durante il seminario, le ragazze fraternizzano e cominciano a raccontare i problemi legati alla loro vita, in quanto donne imprigionate in un sistema che non incoraggia la loro libertà di parola. Così, ogni giovedì mattina, le studentesse coperte di vesti e di veli neri, salgono velocemente le scale, suonano alla porta della loro insegnate e, una volta varcata la soglia, si tolgono le vesti e i veli. In quel momento, tutto si trasforma. Non sono più vittime di un sistema totalitario, ma donne emancipate e libere di poter discorrere di Lolita o del Grande Gatsby, testi proibiti dalla Repubblica Islamica. Come Nabokov che, durante la rivoluzione sovietica, non si lasciava distrarre dal rumore delle pallottole nelle strade ma continuava a scrivere, Azar Nafisi e le sue studentesse vivono esclusivamente di letteratura, poiché non hanno altro rifugio, conforto o speranza.

È un libro pieno di dolore e nostalgia, ma allo stesso tempo spiritoso. Un esperimento letterario straordinari che mescola la quotidianità di un periodo difficile della sua vita a critica letteraria di altissimo livello. La sua forza risiede appunto nell’aver utilizzato la letteratura (tramite quattro autori così diversi tra di loro) per denunciare e criticare le ingiustizie della società in cui vive, con una sottigliezza che solo le grandi scrittrici riescono a fare. Un grande romanzo che merita di essere letto e riletto.


Reading Lolita in Tehran. The book can be considered as a memoir of the author’s experiences and life in Iran during the revolution and under the Islamic Republic of Iran until her departure in 1997 to the United States. Azar Nafisi, after her resignation at the university, decides to start private classes which gather seven of her most committed female students. They meet weekly in Nafisi’s house to discuss works of Western literature. As Islamic morality spreads in Tehran, fundamentalists seize hold of the universities and censor any form of artistic expression, the girls in Azar Nafisi’s living room risk removing their veils and immerse themselves in the worlds of Jane Austen, F. Scott Fitzgerald, Henry James, and Vladimir Nabokov. With each of these authors, Nafisi and her students analyse and discuss the controversies of their society. With Lolita the main focus of their discussion is oppression, which can take many forms. Gatsby’s chapter is about the American Dream and the Iranian dream of revolution, which is just an illusion. When James takes place after “Gatsby”, Nafisi is expelled from the University of Tehran along with a few other professors and the veil becomes mandatory. Jane Austen gives the opportunity to discuss the issue of marriages, men and sex. Nafisi’s life intertwines with the memories of the women in her literature class, how they cope with the readings and their lives in Iran.

This book is a remarkable exploration of female resilience in the face of tyranny and in a country where women’s expression is not encouraged. Moreover, it celebrates the liberating power of literature in a way that only a great writer can do. To read a book about women who read Lolita in Tehran is to open the window to a world of dismay, in which even an act so pure and simple as enjoying fiction is considered treason, punishable by the authorities. Nafisi’s brilliant theories about literature, her clear, inviting voice, and the much-needed internal perspective she gives us on her country and culture all combine to make this one of the most incredible books I’ve ever read. Truly recommended.

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