Una Stanza tutta per sé

Lock up your libraries if you like; but there is no gate, no lock, no bolt that you can set upon the freedom of my mind.

Un magnifico saggio di Virginia Woolf in cui affronta il tema della scrittura femminile e del suo cambiamento nel corso dei secoli.

Lock up your libraries if you like; but there is no gate, no lock, no bolt that you can set upon the freedom of my mind.

Il titolo fa riferimento all’impossibilità delle donne di avere “una stanza tutta per sé”, un luogo in cui possono dare libero sfogo alla loro creatività. La donna è sempre stata tenuta lontana dalla letteratura e dalle arti e rinchiusa in un mondo patriarcale e casalingo. Nelle enciclopedie storiche, ci dice l’autrice, si legge a chiare lettere che anticamente la donna era assoluta proprietà dell’uomo che poteva farne ciò che voleva, compreso picchiarla, perché era ritenuta inferiore. E stupisce il fatto che almeno fino all’Ottocento, epoca in cui le scrittrici smettono di celarsi dietro a pseudonimi, a parlare di loro fossero esclusivamente gli uomini. Interessante è il passaggio in cui l’autrice prova a immaginare come sarebbe stata la vita di un’ipotetica sorella di Shakespeare. Magari sarebbe stata molto dotata ma i genitori, in quanto donna, non l’avrebbero mai mandata a scuola. Magari l’avrebbero amata, ma sarebbe sempre stata una donna, niente di più, e i suoi sogni di diventare scrittrice o di recitare in un teatro di Londra verrebbero distrutti. Sarebbe schernita e demoralizzata, perché in quanto donna quel mondo teatrale e artistico di cui lei sognava di far parte è inaccessibile e chiuso in un mondo maschile. Tale figura serve per illustrare le privazioni, le mancanze e le ingiustizie a cui il mondo femminile va inevitabilmente incontro. La sua strada si divide quindi in una pericolosa biforcazione: essere una scrittrice, e venire indicata come folle; o arrendersi al volere del padre e trovare marito. Ecco la storia, quindi, di una donna con lo stesso genio di Shakespeare.

È un saggio davvero importante che, nonostante il tono critico e amaro, non rischia mai di scadere in una critica sterile del genere maschile. La rabbia è un altro elemento fondamentale del saggio, e Woolf la attribuisce all’incapacità della donna di riuscire a liberarsi dal peso della “men’s sentence”. 

Da leggere e rileggere, anche oggi che le donne lavorano, viaggiano e scelgono il loro cammino. Perché, se da un lato è vero che in tanti paesi non ci sono più scuole o lavori preclusi alle donne, dall’altro Virginia ci spiega che esiste un punto di vista femminile nei romanzi e ci fornisce le indicazioni per ascoltare tale punto di vista. Ci indica la forza dei personaggi creati da Jane Austen, le debolezze e la rabbia che Charlotte e Emily Brontë lasciano trasparire tra le pagine dei loro romanzi, ma conduce anche a riflessioni moderne poiché ci sono ancora tanti luoghi nel mondo in cui le donne sono subordinate all’uomo.

Da leggere. Assolutamente.

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